«Gesù si è consegnato all’esegeta, allo storico, al critico come si è consegnato ai soldati, agli altri giudici, alle turbe». Dovendo scegliere tra un mare di rimandi e circa 800 note, questa citazione di Charles Peguy è una di quelle che meglio racchiudono il senso dell’ultima fatica di Antonio Socci, La guerra contro Gesù (Rizzoli, pagine 440, euro 18,50), scritto dal giornalista e saggista senese con la vis polemica, il gusto per lo scavo documentario e l’apertura al soprannaturale che lo hanno reso popolare.
Si tratta di una sorta di viaggio nel tempo seguendo la traccia indicata nel titolo, l’odio bimillenario per un «ebreo marginale» e per i suoi seguaci. Un viaggio che parte da un fatto recentissimo, l’assassinio del cattolico Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze religiose, e dalle persecuzioni nei confronti dei cristiani in lande più o meno sperdute del mondo. Passa poi per le persecuzioni politicamente corrette, ossia per l’anticattolicesimo quale «ultimo pregiudizio accettabile», come recita il titolo di un saggio del sociologo episcopaliano Philip Jenkins, per il dileggio mediatico e la pressione dell’opinione pubblica.
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Chi+fa+guerra+a+Ges_201104200750313230000.htm
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