Da Sara Silvestri, del gruppo teatrale Atto I, riceviamo e pubblichiamo
La situazione (lo sfratto dato dal Comune alle diverse associazioni che utilizzavano alcuni locali di pertinenza del vecchio ospedale di via Roma, ndr) non riguarda solo la mia associazione ma anche i Fabraterni, la Wellness, l’ass. dei Bersaglieri e perfino il C.I.M., in pratica tutti quei locali che appartengono alla ASL e che per tanto tempo sono stati usati dal comune (ospedale vecchio in via Roma e tutte le stanze/case da san Nicola in su), ora devono essere sgombrati e “restituiti” alla ASL. Il problema è che non si riesce a capire il vero proprietario, sulla carta risulterebbe la Diocesi che a sua volta ha prestato questi edifici alla ASL….insomma un giro assurdo tanto che non si capisce con chi dobbiamo parlare. I perchè sono diversi e tutti
“giusti”, il primo è quello della precarietà della struttura, se finisce di crollare e succede qualcosa nessuno è disposto a prendersi la responsabilità del fatto; il secondo è un motivo economico, ovvero il comune non ha soldi per poter pagare l’affitto, anche se simbolico, alla ASL. Insomma, sembra un affare di stato. Scrivo per svegliare un po’ queste menti assopite, per sfogarmi- anche se quando lo fai educatamente non è che ti sfoghi bene – delle frasi di circostanza che sento dire dagli assessori da una vita…le stesse che ho sentito alla chiusura del memoriale di Francesco, del resto. Credo che la cultura non paga come i lavori pubblici, sia economicamente che di immagine ed ecco perché alla fine ci ritroviamo sempre allo stesso punto. Ed è inutile ricordare che un ragazzo della nostra terra è arrivato secondo al concorso mondiale di pianoforte, che un ceccanese ha restaurato i Bronzi di Riace, che una ragazza ceccanese lavora alla ESA e costruisce satelliti spaziali…è inutile far capire le radici di una terra ricca di storia e che ancora adesso continua a partecipare alla storia. Non sanno mantenersi quello che hanno, lo ignorano, sono stupiti dalle belle cose che ci sono e abituati alla “mmunnezza” di tutti i giorni. Il brutto o il cattivo
non può diventare consuetudine o abitudine, personalmente non voglio stupirmi più del bene o del bello quando lo incontro…E la cultura ceccanese NON VIVE SOLO DA GIUGNO AD AGOSTO!!!! Come vedi non mi ero sfogata affatto, sembro una caffettiera attivista che non la finisce di borbottare… comunque ora il comune dovrebbe trovarci un’altra sede, cosa impossibile visto che non ci sono più spazi a disposizione, però noi ci proviamo uguale..
Ti ringrazio per l’interessamento e per le soluzioni che mi hai dato, ci stiamo muovendo in tutte le direzioni possibili… ma il primo passo è stato fare rumore che, a mio parere, va sempre bene.
Sara Silvestri
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