Due ragazzi arrestati per spaccio di sostanze stupefacenti, il sindaco si congratula con le forze dell’ordine. A noi sembra invece che i ceccanesi adulti debbano interrogarsi sul terribile mutamento della delinquenza giovanile: dalle balordaggini, fastidiose e pericolose, si è passati all’associazione a delinquere. E il problema, purtroppo, non è risolvibile soltanto dalla polizia e dal suo maggiore impegno, anche se non si può non essere soddisfatti della brillante operazione portata a termine dai carabinieri. Infatti accanto a quei due, colti sul fatto, ce ne sono tanti altri che continuano impunemente a vendere droga ai ragazzi, anche nei luoghi centrali della città, senza che questo susciti alcuno scandalo o qualche riflessione da parte degli adulti di questa cittadina su quale educazione stiamo dando ai nostri giovani. Possibile che questi ragazzi non si rendano conto dei rischi che corrono iniziando a delinquere? Che non abbiano alcuno scrupolo morale? Che la voglia di fare soldi subito e senza fatica faccia loro dimenticare il male che fanno? Chi gliel’ha insegnato? Quali esempi hanno di fronte?
L’altro giorno, il 16 marzo, Massimo Gramellini su La Stampa, nella sua rubrica Buongiorno, ha scritto:
Arriva una lettera firmata. Racconta di una mamma che, facendo pulizia nella stanza della figlia dodicenne, trova una busta con un migliaio di euro in tagli da 5. Pensa a un furto e ad altre cose orribili, tranne all’unica che, messa alle strette, di lì a poco la ragazzina le confesserà: i soldi sono il ricavato di prestazioni sessuali eseguite a scuola. La madre è sconvolta dalla scoperta e dalla reazione della figlia: di normalità. Incolpa il Grande Fratello e i politici (una volta avremmo detto «la società») per il pessimo esempio che danno.
Sorvolando sulle responsabilità di quella famiglia, che sicuramente ci saranno ma che non abbiamo strumenti per valutare, un’osservazione si impone inesorabile: la morte del futuro ha cancellato nei ragazzi l’idea di crescita. Un tempo la vita era un percorso e ogni fase consisteva in un passaggio che tendeva a uno scopo: il raggiungimento della consapevolezza di se stessi e di che cosa si voleva diventare. A un certo punto il meccanismo è saltato. La vita ha smesso di essere una scala da salire un gradino dopo l’altro ed è diventata un’arena piatta e senza confini. Ma se manca l’idea di un percorso da compiere, l’unico navigatore diventa l’utilitarismo. Voglio soldi e me li procuro nel modo più facile. Vendo sesso (o lo compro) senza pensare alle conseguenze, perché già la parola «conseguenze» presuppone una coscienza del tempo e dello spazio che non posseggo più. Purtroppo in un mondo che – a casa, in politica, in tv – non fa che togliere ringhiere da tutte le parti, è molto più facile cadere.
Sono d’accordo, purtroppo per noi, con Gramellini
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