Tante città ne fanno il loro vanto, qui la utilizzano come terreno per il pascolo dei bufali che tranquillamente si muovono sulla villa romana di epoca imperiale delle Cocce. Collocata nei pressi dell’ antica via Latina, la villa fu edificata tra la metà del I secolo d. C. e la fine del III o inizi del IV.
Il complesso scavato presenta due nuclei principali, uno destinato ad abitazione, l’ altro alle terme. In quest’ ultimo, approvvigionato da un acquedotto sotterraneo in muratura, sono apparsi alcuni pavimenti in mosaico con disegni geometrici e figurati e una scena particolarmente bella con mo stri marini a forma di serpente cavalcati da amorini: ne hanno tirato via 30 mila reperti archeologici che ora languono ammucchiati nelle cantine di Palazzo Antonelli, come altri mosaici pavimentali e parietali abbandonati a sé stessi, ville romane sparse per il territorio, senza alcuna protezione, alla mercé di ogni ladro di reperti archeologici.

A pochi chilometri di distanza invece, Pofi e Ceprano assurgono agli onori della cronaca culturale e ne ricavano uno straordinario lancio turistico. Ceccano, che pure vanta emergenze archeologiche di grandissima importanza non riesce a valorizzarle. A Castro dei Volsci c’è un museo archeologico che conta ogni anno migliaia di visitatori, il comune è riuscito ad attrezzare un percorso turistico per le scuole dedicato alla vergine Camilla celebrata da Virgilio nell’Eneide, a Pofi c’è il museo paleontologico.
A Ceccano soltanto i contenitori: due castelli, una biblioteca, una mediateca. La cittadina fabraterna non è mai riuscita ad innescare quel circuito virtuoso tra cultura e territorio che porta alla valorizzazione di quello che c’è, alla ricerca di quello che potrebbe esserci e soprattutto alla ricaduta successiva in termini di turismo culturale, la grande risorsa dell’Italia. Ceccano è oggi agli ultimi posti nella classifica dei comuni che hanno saputo valorizzare ciò che sono e soprattutto ciò che sono stati nella loro storia. In molti chiedono un rinnovato impegno soprattutto coloro che si affannano per far sì che Ceccano recuperi la sua antica dignità e che avvertono di faticare invano di fronte ad una classe politica molto più attenta ai punti luce e all’asfalto da spalmare sulle buche delle strade di campagna che alle ville romane o ai castelli medievali.
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