FROSINONE _ <<E’ come se avessi perso di nuovo mio padre>>, dice Rita, catechista nella sua parrocchia sugli Ermici, maestra elementare, una delle tantissime persone che hanno reso omaggio a don Salvatore, al vescovo di Frosinone, morto ieri mattina alle 11. Una testimonianza corale d’affetto che si è protratta fino a notte fonda, nel grande edificio lungo la statale dei Monti Lepini, dal 1999 casa di mons. Boccaccio. Un vero e proprio pellegrinaggio guidato dal vescovo coadiutore, mons. Ambrogio Spreafico, dallo scorso luglio a fianco di Boccaccio nella guida della diocesi ed ora suo successore sulla cattedra di Santa Salome e Sant’Ambrogio. Mons. Spreafico si è poi ritirato in preghiera. Presiederà martedì in cattedrale, alle 15,30, il rito funebre. L’emozione, nella camera ardente allestita nel salone dell’episcopio, era palpabile: si coglieva in tutti coloro che sfilavano davanti alla salma di mons. Boccaccio l’affetto verso un uomo che ha segnato la vita di molte persone. <<Fin quando non l’ho incontrato – ci ha detto Alessandro, volontario della caritas – ero un cristiano come tanti altri. E’ stato il suo esempio a spingermi a cambiare vita, ad impegnarmi seriamente per gli altri>>. E la teoria delle testimonianze su quanto don Salvatore sia stato importante per le persone non si fermerebbe mai: c’è addirittura una catena orante che si snoda nel sito della diocesi e riporta le migliaia di mail che hanno raggiunto Frosinone da ogni parte del mondo. <<Ho avuto il piacere di essere stato il primo sacerdote ordinato da Don Salvatore e di condividere i miei primi anni di sacerdozio con Lui: non li dimenticherò mai>> scrive don Paolo Spano, della diocesi di Sabina Poggio Mirteto, di cui mons. Boccaccio fu vescovo prima di venire a Frosinone. Come anche si sono fatte sentire le”opere” di don Salvatore, quelle istituzioni, comunità, gruppi, nati su sua sollecitazione, come Nuovi Orizzonti o Il Sicomoro, comunità per disabili. E ai semplici fedeli si sono uniti alla catena orante vescovi, sacerdoti, religiosi, con messaggi pieni di ringraziamento a Dio per aver conosciuto mons. Boccaccio. Proprio la dimensione di apertura alle questioni più grandi, al guardare in alto, al non lasciarsi irretire dalle beghe delle parrocchiette, è quello che ha colpito Giovanna, animatrice della liturgia in una delle parrocchie di Frosinone: <<il vescovo è stato per tutti noi il punto di svolta: con lui abbiamo capito che non si può essere cristiani rimanendo nelle quattro mura della chiesa>>. E anche tante famiglie con i bambini hanno reso il loro saluto a don Salvatore, ricordando quanto il vescovo di Frosinone fosse attento alle necessità delle coppie e delle famiglie nei momenti tanto difficili che l’istituto matrimoniale si trova ad attraversare oggi: <<a lui devo la salvezza del mio matrimonio – ci dice una giovane mamma con due bambini – sono state le sue parole di incoraggiamento a convincermi a non rompere tutto ed oggi ho ancora la mia bella famiglia>>. Insomma un insieme di testimonianze, un mosaico pieno di sfaccettature, alcune anche insolite: l’episcopio si è riempito di tanta gente che non si era mai vista e che ha voluto così dire il suo arrivederci a questo vescovo che ha insegnato a tutti come affrontare la malattia. E’ quello che Luigi Accattoli ebbe a scrivere su Il Regno dopo il convegno dell’inizio del 2008 al Sacro Cuore: un vescovo malato, senza energia, senza forze che rinsalda la sua chiesa. Anche da morto, don Salvatore continua la sua missione, far diventare i cristiani di Frosinone testimoni dell’amore di Cristo.
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