Documento per la Commissione Scuola del Forum delle Associazioni Familiari
- L’emergenza educativa in Italia
Il tema della scuola e della formazione deve essere inserito nell’ambito della grave emergenza educativa che vive in questi anni il nostro Paese. Da una parte c’è la grande difficoltà nell’educare in un mondo che sembra aver perso saldi punti di riferimento. Dall’altra c’è la tentazione di troppi adulti di rinunciare al grave compito dell’educazione, fino ad arrivare addirittura a non sapere più quale sia il proprio compito nell’educazione. In realtà viviamo in un’atmosfera culturale diffusa che portano a dubitare della bontà dell’impegno educativo di trasmettere alle nuove generazioni obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita. Dobbiamo perciò recuperare la responsabilità fondamentale dell’essere adulti: non possiamo dare sempre la colpa alla società. Siamo noi i primi a dover creare l’ambiente più favorevole all’educazione. E’ questo il compito fondamentale della famiglia ma anche della scuola che oggi vede spesso negato il suo compito, tarpato ogni slancio per le difficoltà economiche, delusa la speranza di vera autonomia e capacità progettuale nell’affrontare le sfide dell’educazione.
Le famiglie, i ragazzi e i giovani percepiscono tale disagio e chiedono invece che la scuola torni ad essere quel soggetto di educazione e di formazione che la Costituzione Repubblicana individua, tutela e riconosce
- La politica e la scuola
Per far questo è necessario un grande, forte e rinnovato impegno della politica che in questi anni invece è sembrata voler utilizzare la scuola come terreno di scontro quando invece si ha necessità di individuare principi condivisi sui quali costruire un sistema scolastico che sia in grandi di rispondere alle esigenze dell’Italia e all’emergenza educativa che abbiamo di fronte. Troppe volte gli interventi riformatori si sono susseguiti senza un adeguato dibattito e dando sicuramente più voce ad alcuni interessi particolari piuttosto che alle diversi componenti della comunità scolastica. Al contrario la scuola deve essere al centro delle attenzioni delle forze politiche e non terreno di aspri scontri, sapendo che ogni intervento ha bisogno di tempi lunghi e di verifiche continue, Troppe volte abbiamo assistito invece a provvedimenti che in linea di massima potevano essere condivisibili soprattutto nelle intenzioni ma che poi hanno cozzato contro un insieme di leggi che contraddicevano apertamente il provvedimento in questione. Troppe volte le decisioni sono state prese più sull’onda della pubblica opinione che sulla base di attente e ponderate riflessioni. Certamente l’opinione pubblica ha apprezzato ma la scuola ha vissuto momenti di disorientamento e di sbandamento che non fanno certamente bene alla comunità educante.
- I principi irrinunciabili:
- L’autonomia scolastica
E’ il centro vitale della scuola italiana oggi, il principio fondante che attribuisce ad ogni istituzione educativa del sistema nazionale d’istruzione una capacità innovativa di rispondere alle esigenze degli allievi nel rispetto delle disposizioni generali stabilite dalla Repubblica. L’autonomia richiede però di essere davvero realizzata, a partire dagli aspetti finanziari di bilancio. Qualche timido passo è stato fatto in questa direzione ma siamo ancora molto lontani, con norme straordinariamente suggestive e poi con forti contraddizioni attuative che impastoiano invece l’autonomia. Addirittura in alcuni casi è sembrato che si limitasse fortemente il dettato legislativo, attraverso una centralizzazione di provvedimenti che hanno fatto pensare a decisi passi indietro, come se si volesse tornare ad una scuola dello stato, invece che ad una scuola della società civile, come indicata dalla Carta Costituzionale e come prevista dalle norme approvate dal parlamento in questi anni. Il rischio, in altre parole, è quello di riempirsi la bocca di autonomia e poi operare come se questa autonomia in realtà non esistesse. E questo è molto pericoloso nel momento in cui invece la società italiana è diventata poliarchica, con punti decisori diversificati tra lo Stato, le Regioni, gli enti locali. Così è importante che si promuova fortemente l’autonomia per evitare che ci possa essere rischio di contraddizioni… come già avvenuto. L’autonomia naturalmente ha bisogno di un forte sistema di valutazione che stabilisca i limiti all’interno dei quali deve operare la legittima capacità decisionale delle istituzioni scolastiche.
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- La libertà di scelta educativa
E’ il tema su cui il Forum ha condotto accurate riflessioni in questi anni. La libertà di scelta educativa (ex legge 59 – 1997 articolo 21 e legge 53 del 2003) deve potersi esercitare da parte delle famiglie sia nelle scuole paritarie che in quelle statali in riferimento: al Piano della Offerta Formativa, agli impegni curricolari, alla formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, agli orari, all’organizzazione dell’istituto, agli arredi, ecc. perché tutto contribuisce alla piena realizzazione di un progetto educativo che vede al centro lo studente e la sua famiglia. La Costituzione chiarisce che i genitori hanno il dovere e il diritto di mantenere, istruire ed educare i figli. Si tratta di un diritto primigenio cui le altre compagini sociali, anche lo stesso Stato, agiscono in maniera sussidiaria, nel senso di disporre quanto occorre ai genitori per adempiere il loro dovere dell’istruzione dei figli. Una simile visione, del tutto in contrasto con i principi educativi dello stato totalitario fascista, che vedeva invece nello stato etico il titolare dell’educazione e nei genitori i coadiutori nella formazione dei cittadini, è chiaramente espressa dall’art. 30 della Costituzione che proclama il diritto dei genitori alla libera scelta della scuola per l’istruzione dei propri figli con la garanzia dell’uguaglianza di trattamento sancita dall’art. 3 della stessa Costituzione per tutti i cittadini. Si tratta di un grande cambiamento strutturale per la scuola italiana che per oltre un secolo è stata vista dal potere politico come lo strumento per forgiare prima gli italiani, poi i fascisti perfetti, poi i cittadini democratici, ma comunque come una sorta di catena di trasmissione per la cultura dominante. La Costituzione rovescia i termini del problema ed inventa un sistema scolastico in cui scuole statali e scuole paritarie formano insieme il sistema nazionale d’istruzione, come chiaramente recepito nella Legge n. 62 del 10 marzo del 2000. Le grandi discussioni che hanno accompagnato il varo del provvedimento legislativo non sembrano aver colto appieno il senso di novità introdotto dal dettato costituzionale e dalla norma attuativa, pur essendo questa nel pieno solco di quella repubblica delle autonomie indicata dall’art. 5 della Costituzione. Proprio l’introduzione del concetto di autonomia per le istituzioni scolastiche ha comportato la necessità di un ripensamento complessivo delle istituzioni scolastiche, in Italia sempre fortemente statalizzate per le note questioni storiche. Già dalla Costituzione del 1948 emergeva l’urgenza di attuare pienamente l’art. 33, c. 4, che recita testualmente: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. Pertanto le legge 62/2000, istitutiva delle scuole non statali che chiedono (e ottengono) la parità, le distingue nettamente dalle altre scuole private, (siano esse legalmente riconosciute o semplicemente notificate), introducendo una serie di criteri che devono essere rispettati per avere il diritto di essere considerate appunto paritarie, ed aspirare pertanto a quel trattamento di equipollenza comandato dal dettato costituzionale. Tutte queste considerazioni però vengono inficiate da una mancanza concreta di equipollenza tra gli allievi delle scuole statali e quelli delle scuole paritarie: soltanto se questa equipollenza sarà reale, allora si potrà parlare di libertà di scelta educativa da parte delle famiglie. Altrimenti tutto rimane soltanto teoria.
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- La soggettività familiare
La soggettività familiare è il primo impegno del Forum, una soggettività e una responsabilità primaria in campo educativo che non può essere ceduta e delegata ad alcuno, neanche alla migliore delle scuole e/o altre “agenzie educative”. Il Forum ha visto in questi ultimi anni aumentare l’importanza della famiglia nella vita della scuola, anche tramite alcuni provvedimenti legislativi che hanno riconosciuto ai genitori un preciso ruolo nella vita della scuola, ma ha anche visto altri provvedimenti assolutamente in contraddizione con questi principi, adottati fra l’altro con procedure certamente inusuali e soprattutto senza minimamente consultare i genitori. Ci riferiamo ad alcune soluzioni previste dalla L53/2003 come quella del tutor, dell’orario opzionale, del tempo pieno, che ci sembravano avviare una valorizzazione della soggettività familiare e che sono state invece “disapplicate” con un semplice accordo con una parte sindacale. Se si ritiene che la famiglia sia davvero soggetto della vita civile, la scuola le deve riconoscere il ruolo, deve contribuire ad informare e a formare i genitori a far sì che siano davvero componente seria e partecipe della vita della comunità scolastica, con provvedimenti attuativi estremamente chiari e fortemente coerenti.
4. Gli insegnanti e le risorse economiche.
Le famiglie percepiscono il disagio, l’incertezza e la conflittualità che caratterizzano una parte consistente del mondo degli insegnanti. E’ necessario perciò un nuovo segnale di fiducia e di considerazione i docenti che rappresentano la chiave di volta di qualunque impianto educativo. L’appiattimento delle loro carriere e delle loro soddisfazioni professionali nuoce alla qualità della scuola. C’è bisogno di un nuovo stato giuridico degli insegnanti che possa congruentemente adattarsi alla scuola dell’autonomia, al processo riformatore in atto, al sistema nazionale dell’istruzione, che fissi le modalità di reclutamento, che dia opportunità di carriera, fissi gli elementi essenziali della professione, restituisca dignità a tutti i docenti.