CECCANO _ <<Non mi hanno ancora dato una risposta: io sono qui disponibile a riprendere l’attività della Casa della Memoria, ma se la giunta non vuole, porterò tutto a Frosinone e chiederò i danni che ho subito>>. Sono le parole di Giorgio Copiz, uno degli operatori culturali più attenti ed innovativi del nostro territorio, che insieme a Pio Domenico Spinelli, aveva inventato nei locali dell’antico ospedale di Via Roma, quello della confraternita del SS.mo Sacramento e Rosario, la Casa della Memoria, un museo delle tradizioni legato al territorio della Ciociaria e che era arrivato ad esporre migliaia di pezzi della vita quotidiana da 150 anni a questa parte: oggetti di casa, figurine, un’aula scolastica, un deposito di attrezzi agricoli, l’officina di un fabbro. Insomma un modo intelligente per riutilizzare locali che costituivano e costituiscono la vergogna per chi fino ad oggi ha amministrato la cittadina fabraterna. Si tratta infatti degli spazi dell’ospedale su cui il 25 aprile del 1997 crollò il solaio in riparazione. da allora cominciò la lenta agonia dell’ospedale civile di Ceccano, ai cui ultimi spasimi stiamo assistendo in questi giorni. la Casa della memoria, naturalmente inaugurata in pompa magna a ridosso di qualche competizione elettorale, era sembrata a molti un’ottima idea che però tramontava soltanto dopo poche settimane. In comune si accorgevano che le uscite d’emergenza del nuovo museo erano in realtà occupate da altre associazioni cui lo stesso comune aveva concesso i medesimi spazi. Da qui equivoci a non finire, nessuna volontà di far interagire i diversi operatori pur invece ben disposti a farlo e così la conseguente chiusura della Casa della Memoria. Ora Copiz, stanco delle continue prese in giro, vuol capire se deve andare avanti o no.
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