Demoliti i vagoni di Bonaviri


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

bonaviriritratto1Due vagoni merci da anni fermi sul binario morto che affianca il binario n.1 della stazione ferroviaria di Frosinone sono andati in demolizione. Due vagoni di legno dipinto di rosso, porte scorrevoli semiaperte sui rifiuti accumulati all’interno, assi di legno scheggiate, vernice screpolata,  micromondi tracce dei sedimenti del tempo, superficie poetica sospesa nel moto perpetuo della Stazione, luogo metafora dell’umanità migrante  del XXI secolo, due vagoni che aspettavano di essere riconosciuti da un intervento di arte pubblica come monumento fragile, umile e forte segno nel quotidiano di una provincia anonima.
E’ quanto zerotremilacento realizzò nel mese di maggio, con  “Giuseppe Bonaviri poeta”, opera di Cristina Carlini, nell’ambito di “da Cosa nasce cosa 2009”.
Due poesie del poeta, immagini del paesaggio vissuto dal treno che scorre tra Frosinone e Roma, furono stampigliate sulla superficie dei vagoni. Lettera per lettera, tintura bianca che il legno assorbe, quattro giorni di lavoro, furono l’atto finale di un impegno di mesi, cominciato con le richieste dei permessi necessari per la realizzazione dell’opera a due delle società che gestiscono le Ferrovie.
“Giuseppe Bonaviri poeta”, opera collocata nello spazio-porta della città che è la Stazione ferroviaria, faceva parte del progetto “Poesia Urbana”,  un insieme di opere che si ponevano l’obiettivo di diffondere la poesia nello spazio pubblico della quotidianità; la poesia quale espressione umana resistente alla mercificazione, antitetica al tempo consumato, invito a fermarsi per sentirsi, ascoltare il respiro della vita e noi.
“Giuseppe Bonaviri poeta” era un’anomalia di una città senza segno, una testimonianza di generosità in una società di uomini impegnati ad edificare monumenti a se stessi,  un’opera che non poteva rimanere. Un’opera voluta discreta e che proprio per questa caratteristica ha interagito con migliaia di pendolari, ma non con gli intellettuali, non con la classe dirigente di Frosinone, categorie che l’hanno ignorata e dunque neanche sanno.
Siamo addolorati per la demolizione dell’opera ma ribadiamo il fermo impegno a continuare: non ci interessa portare gli assessori ai reading poetici, ci interessa portare la poesia nella vita quotidiana delle persone, non ci interessano i riconoscimenti del sistema dell’arte, ci intessa l’arte praticata da tutti.
antonio limonciello
presidente zerotremilacento – arte pubblica relazionale

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